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49° Mostra dell’Artigianato Artistico di Mondovì-II Parte-Una e più

49° Mostra dell’Artigianato Artistico di Mondovì-II Parte-Una e più
17 Agosto 2017 Elisa Meineri
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In La rivista

Il nostro secondo rendez-vous è con le ragazze di Una e più, Beatrice e Gilda, giovani artigiane per passione, che con Besio 1842 hanno uno stretto rapporto di collaborazione. Hanno confezionato il loro progetto occupandosi personalmente di tutti gli aspetti della realizzazione, dalla stesura del business plan alla grafica.  E il risultato si vede:  lo stand è curato nei dettagli, niente è lasciato al caso, ogni piccola sfumatura è una declinazione del fil rouge che lega la loro produzione.

 

A quante Mostre dell’Artigianato avete partecipato?

Questa è la prima. La Mostra è la nostra prima uscita, il nostro primo esperimento. Ma la Mostra dell’Artigianato, vivendo a Mondovì Piazza, ci accompagna da tutta la vita.

Come Beatrice e Gilda  diventano  Una e più?

Cercavamo un nome accattivante, che avesse un senso. Siamo una e più persone, che lavorano a una e più cose e per una e più funzionalità. Il nostro piatto, di stampo classico Besio, ad esempio, si può appendere e utilizzare per  mangiare. Abbiamo iniziato con i saponi, perché Beatrice li realizzava già. Gilda nel frattempo lavorava al Museo della Ceramica, quindi, avendo studiato all’Accademia di Belle Arti, le è sembrato naturale provare ad approcciarsi alla terracotta. La prima idea è stata creare dei porta saponi, un servizio da bagno. Poi, da un viaggio in Giappone, sono nate le borse.

Che rapporto avete con la tradizione artigiana?

Intanto cuociamo tutti i nostri pezzi alla Besio e compriamo da loro l’argilla. E poi, interpretiamo la funzione tradizionale dell’artigianato: ogni nostro oggetto è utile, è di uso comune.  Scegliamo di non produrre suppellettili.  Lavoriamo come gli artigiani di un tempo anche nella scelta della materia prima: compriamo tutto nel monregalese.  Abbiamo iniziato con il creare il sodalizio con la Besio e deciso di utilizzare lo stesso modus operandi  in ogni aspetto del nostro progetto.  Secondo noi  lavorare con il territorio significa anche salvaguardare le attività locali.

Essere artigiano a Mondovì può essere un lavoro oggi?

La nostra è una sfida. Abbiamo meno di 30 anni, potremmo andare ovunque a concretizzare le nostre intuizioni, ma abbiamo scelto di restare qui, per dare una possibilità alla nostra città. Ogni evoluzione è possibile: un negozio, una vetrina e-commerce; per ora abbiamo le radici ben piantate a Mondovì. Puntiamo molto sulla personalizzazione: se qualcuno si innamora di una stoffa e ce la consegna, noi ne facciamo la sua borsa, unica come ogni pezzo di artigianato dovrebbe essere.

 

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